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Il mondo a Copenaghen: un'occasione persa
IL MONDO A COPENAGHEN: UN'OCCASIONE PERSA
Impegni volontari e su base nazionale, senza verifica delle scadenze. Il vertice si chiude con un accordo che delude le speranze del mondo. I cambiamenti climatici però non si fermano. E nemmeno il processo per un trattato vincolante
La più importante, partecipata, disorganizzata conferenza delle Nazioni Unite non è riuscita a dare al Mondo la risposta che si aspettava per fermare i cambiamenti climatici. Dopo due settimane di discussione con l'intervento di 120 tra Capi di Stato e di Governo, la distanza tra le posizioni dei diversi Paesi si è rivelata alla fine incolmabile sui punti più delicati di trattativa. 
E solo nelle ultime ore si è scongiurata una rottura completa delle trattative che avrebbe riportato la discussione indietro di 20 anni. L'accordo uscito dal vertice non è la risposta che serve alla crisi climatica: gli impegni di riduzione sono solo volontari e su base nazionale, ed è tutto rinviato per quanto riguarda lo stabilire metodi di controllo e verifica di tali riduzioni e le scadenze precise per la sottoscrizione di un trattato internazionale.
Eppure mai il mondo era stato così vicino a un accordo internazionale che avrebbe permesso di superare il Protocollo di Kyoto nel fissare nuovi e più ambiziosi obiettivi per tutti i Paesi e nel sostegno finanziario agli interventi di mitigazione e adattamento nei Paesi poveri sia nel breve che nel medio periodo. Tutte queste decisioni sono rinviate, si spera al prossimo vertice di Bonn a giugno con la speranza di affrontare e risolvere finalmente i punti più delicati. Nel frattempo però il cambiamento climatico non si ferma, anzi obbliga a lavorare con ancora maggiore impegno per arrivare finalmente a un accordo vincolante che spinga le soluzioni capaci di dare risposte per i cittadini delle diverse parti del Pianeta.
Ma la Conferenza di Copenaghen sarà ricordata anche per altri due motivi. Il primo è il salto di scala delle questioni ambientali. Attraverso la chiave del clima sono state come mai nella storia al centro dell'agenda politica internazionale, con un dibattito che ha visto tutti i Governi presentarsi alla Conferenza con obiettivi e politiche nazionali per la riduzione delle emissioni. Il secondo è la straordinaria partecipazione della società civile internazionale alla Conferenza: oltre 35mila persone che hanno raggiunto la Capitale danese, una variegata partecipazione di organizzazioni ambientaliste e sociali dalle più diverse parti del Mondo che ha promosso centinaia di appuntamenti e iniziative, e che però sono stati tenuti proprio negli ultimi e più decisivi giorni fuori dal vertice.
Dobbiamo ripartire da qui come Legambiente per guardare alla situazione italiana, per capire come far uscire il nostro Paese dall'incredibile isolamento nel modo in cui elude la questione climatica confermato anche dall'atteggiamento avuto dal Governo durante il vertice. Per farlo dovremo lavorare con ancora maggiore impegno per mostrare come questa direzione di rotta sia nell'interesse dell'Italia e dei suoi cittadini, oltre che un'occasione per muovere un cambiamento che può aiutarci a uscire dalla crisi e guardare con più ottimismo al futuro.
Da gennaio saranno moltissime le occasioni, le iniziative, gli appuntamenti che Legambiente metterà in campo per continuare a combattere i mutamenti climatici, fare pressione sulla politica, informare i cittadini, sensibilizzare imprese e istituzioni. Ma abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti: per partecipare e chiedere informazioni visita il sito www.legambiente.it per sostenere la nostra azione potete rinnovare la vostra iscrizione se non l'avete ancora fatto o darci un contributo per portare avanti le nostre iniziative per il clima: tutte le informazioni potete trovarle sul sito nell'Area Sostieni.
A tutti buone feste, sperando che il 2010 sia l'anno giusto per invertire la rotta!


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100 Piazze ad Arezzo
30.12.2009 In breve, cosa è accaduto a 100 Piazze per il Clima ad Arezzo
100 Piazze per il Clima – in Marcia per fermare la febbre del Pianeta.
12 Dicembre 2009, Piazza Grande Arezzo
che hanno aderito all’iniziativa hanno promosso le loro attività e distribuito materiale informativo sul tema dei cambiamenti climatici. Sono state raccolte le firme per la petizione “il sole per tutti”.
La Campagna ha avuto inizio con un giro della città con biciclette illuminate, che ha visto il coinvolgimento di molti bambini e adulti. Intorno alle ore 17.00 in Piazza Grande si è esibita la banda itinerante “Bandita” e si sono alternati sono seguiti vari spettacoli di artisti di strada e mangiafuoco. Nell’arco di tutto il pomeriggio i bambini hanno potuto passeggiare a dorso d’asino accompagnati da operatori per ottenere la patente di “guidatore di asini”.
Dalle 18.30 alle 19.30, le luci della piazza sono state abbassate per sensibilizzare i cittadini sul tema del risparmio energetico. Questa è stato il momento adatto per osservare i pianeti e le stelle con i telescopi guidati dal Nuovo Gruppo Astrofili di Arezzo. A conclusione della serata è stato offerto un aperitivo a lume di candela.
L’iniziativa è stata realizzata con le seguenti Associazioni: Arci, Arci Servizio Civile, Arezzo Ricicla, Banca Popolare Etica, Centro Arcoiris, Coordinamento Diversi Uguali, ENPA, Federconsumatori, Federparchi, FIAB, LAV, L’Equilibrista, Libera, Libera Accademia del Teatro, No – Mad, Nuovo Gruppo Astrofili Arezzo, Organizzazione internazionale Protezione Animali, Slow Food Italia, Ucodep, WWF e Mercatale Campagna Aperta. E con la collaborazione dell’Assessorato all’Ambiente del Comune di Arezzo e con Ascom (Associazione Commercianti).
Ecco alcune delle immagini della serata, ringraziamo il Nuovo Gruppo Astrofili per averci permesso di usare le fotografie da loro scattate.

A 10 anni da Seattle
2.12.2009
WTO E CO2: A 10 ANNI DA SEATTLE, DIAMOCI UN TAGLIO!
Sono passati dieci anni da quando decine di migliaia di persone decisero, scendendo in piazza, che era l’ora di dire basta ad un sistema economico che metteva i profitti davanti ai diritti delle persone e dell’ambiente.
Oggi, dieci anni dopo quel dicembre 1999, la situazione non è cambiata.
L’ultima crisi economico finanziaria ha dimostrato l’insostenibilità di un sistema dove la finanza ed i capitali si sganciano dall’economia reale, dove persino il cibo diventa oggetto di speculazione finanziaria condannando alla fame oltre un miliardo di persone.
Anni di deregulation, di liberalizzazioni, di primato del profitto hanno dimostrato come i fallimenti del mercato siano alla base dei peggiori squilibri del pianeta, e come le ricette per curare questi disastri non possano essere le stesse proposte e riproposte da quasi trent’anni.
Le politiche neoliberiste imposte dalle grandi organizzazioni internazionali, Fondo Monetario e Banca Mondiale e, dal 1994, l’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) hanno progressivamente aggravato le condizioni di miliardi di persone nel mondo. L’Africa, continente depredato da secoli di politiche insostenibili, si è ridotto ad essere fornitore di materie prime all’intero pianeta, mentre la maggior parte dei paesi africani si sono trasformati in importatori netti di derrate alimentari. L’impatto della crisi speculativa dei prezzi agricoli è stata per queste comunità devastante.
E le politiche proposte all’interno dei negoziati plurilaterali come gli Epa (gli Accordi di Partenariato Economico dell’Unione Europea con i Africa, Caraibi e Pacifico) o dei fora multilaterali come la Wto continuano a spingere verso una liberalizzazione dell’agricoltura ed un’apertura dei mercati, invece di sostenere e tutelare le produzioni locali, i mercati interni e la sovranità alimentare di questi paesi.
La prossima Ministeriale della Wto a Ginevra, in programma dal 30 novembre al 2 dicembre 2009, avrà come tema centrale proprio l’agricoltura ed il tentativo di trasformarla da fonte di cibo a fornitrice di prodotti. Una liberalizzazione ed un’apertura dei mercati che, inserita in un contesto globale in cui la stragrande maggioranza delle filiere produttive e distributive sono in mano a grandi gruppi multinazionali, non farebbe altro che aggravare l’attuale situazione di povertà e fame cronica in buona parte del Sud del mondo.
L’ultimo vertice di Roma della Fao ha dimostrato, semmai ce ne fosse stato bisogno, il disimpegno ed il disinteresse delle èlite globali nei confronti della fame e della miseria. Nessun fondo stanziato, nemmeno i 44 miliardi di dollari richiesti dal direttore della Fao Diouf che, annualmente, avrebbero sostenuto lo sviluppo agricolo, e sostenibile, per i paesi del Sud del Mondo. La cifra richiesta da Diouf non era né più né meno quella stanziata da Bank of America per l’acquisizione della Merrill Lynch poco più di un anno fa. Miliardi di dollari stanziati per salvare quelle banche di investimento, viste come i principali colpevoli della peggiore crisi degli ultimi settant’anni. Un fiume di denaro che, secondo diversi analisti, per ironia della sorte si sta già riversando in investimenti speculativi nuovamente sulle derrate agricole.
Uno scenario che vede le comunità dei paesi poveri e le tante periferie del mondo in balìa di investimenti speculativi e di una lotta per le risorse che sta inesorabilmente portando ad un allargamento della forbice tra chi ha troppo e chi non ha nulla.
Una tendenza che verrà ancor più confermata dal disastro climatico a cui stiamo assistendo.
Più di un secolo di emissioni di gas climalteranti, tra cui il biossido di carbonio, stanno progressivamente modificando la composizione della nostra atmosfera e, quindi, la stabilità climatica del nostro pianeta. Migliaia di pubblicazioni scientifiche oramai dimostrano la causa antropogenica del cambiamento climatico, legata soprattutto alla produzione di energia, ai trasporti, all’industria e all’agricoltura industriale. Dati che confermano, per il secolo scorso, l’aumento della temperatura di circa 0.74° C. Una progressione che potrebbe continuare se non si interviene in maniera drastica sulle emissioni.
Ma la tendenza sembra essere contraria. Stime attuali indicano come le emissioni siano più che raddoppiate dal 1970 e come le previsioni portino a stime di un aumento tra il 25 ed il 90% dal 2000 al 2030. Il risultato di questa stima indica un aumento delle temperature medie globali che oscilla tra 1.4° e 6.4°C tra il 1990 ed il 2100 con impatti devastanti su ambiente e società.
La modifica dei pattern climatici porterà ad un drastico cambiamento nella produttività agricola, con paesi tropicali, soprattutto dell’area africana che potrebbero arrivare ad una diminuzione di circa il 50% entro il 2020 per fenomeni di desertificazione (per il cambiamento dei regimi pluviali) e di erosione dei suoli. Un cambiamento che potrebbe portare ad un crollo delle risorse derivanti da agricoltura per questi paesi che toccherebbe il 90% entro il 2100, come confermano gli ultimi dossier di Wto e Unep sul cambiamento climatico.
Lo scioglimento dei ghiacciai potrebbe modificare alla radice le disponibilità di acqua per intere comunità, così come determinerebbe l’innalzamento degli oceani, mettendo a rischio paesi costieri come il Bangladesh, uno dei paesi più poveri al mondo, e stati insulari come le Maldive.
La Conferenza delle Parti Onu sul cambiamento climatico di Copenaghen dovrà essere un momento cruciale ed efficace per la lotta per una giustizia climatica, per questo siamo decisi a fare pressione perché alla chiusura del COP15 corrisponda un reale cambiamento nelle politiche globali verso un futuro sostenibile.
Per questo chiediamo con convinzione che Copenaghen non sia un’occasione sprecata, e che possa essere un passo importante verso accordi per politiche di responsabilità globale di mitigazione ed adattamento davanti al cambiamento climatico.
Per evitare che, dopo il fallimento del Vertice della Fao, l’unico impegno assunto dalle élite globali sia la conclusione dei negoziati commerciali del Doha Round alla Wto, che parla di liberalizzazioni, mercati, deregolamentazione.
Le stesse ricette che stanno portando il pianeta sull’orlo della crisi.
Non è più il momento di stare a guardare, è a rischio la stabilità e la sopravvivenza di intere comunità per gli anni a venire. E’ a rischio un futuro sostenibile per le generazioni che verranno.
Per questo, come Fair, Legambiente ed Arci, abbiamo deciso di attivarci il 28 novembre in occasione dell’azione globale per la giustizia nel commercio ed il 12 dicembre per 100 piazze per il clima, in occasione della mobilitazione mondiale per la giustizia climatica, chiedendo nello specifico:
- il blocco di qualsiasi negoziato Wto che parli di liberalizzazione del mercato agricolo, dei servizi essenziali, il divieto specifico per qualsiasi sovvenzione all’esportazione e la trasformazione di ogni sussidio pubblico in un esplicito sostegno alle produzioni di piccola scala, sostenibili ed attente al territorio;
- la fissazione di paletti e di politiche positive nella produzione e nella distribuzione, per concentrare risorse su filiere trasparenti, eque e sostenibili, capaci di promuovere la sovranità alimentare, la tutela dell’agricoltura familiare e quella dei beni comuni. La soluzione alle attuali crisi alimentare, produttiva e climatica richiede un profondo e radicale spostamento da un’agricoltura e un modello produttivo e di distribuzione industriale ed orientato all’esportazione, verso un’economia attenta ai bisogni del territorio;
- la focalizzazione delle scelte economiche e di investimento verso la promozione e l’uso di energie sostenibili a discapito di negoziati commerciali ed accordi che promuovono produzioni ad alto consumo energetico, ridirezionando gli sforzi e molte delle risorse pubbliche già allocate su risorse energetiche realmente pulite, rinnovabili, controllate dalle comunità locali sulla base del principio della sovranità energetica.
Documenti
14.01.2010
Vi presentiamo il programma delle attività di Legambiente Arezzo nei prossimi mesi. Cliccate sull'immagine per vederla ingrandita.







